L’opera parte dall’illustrazione di un disegno di Bruegel il Vecchio, Il pesce grosso mangia il pesce piccolo, chiave di ingresso per entrare nella Sicilia isola detemporalizzata, come la rappresenta Giovanni Verga.
Il linguaggio anatomico del corpo e i simbolismi della scrittura.
In questo universo verghiano svelato in una crudele epifania senza residui, la compagine somatica rivendica attraverso la troficità il suo diritto alla vita e, per la stessa via, incontra la sua morte. Nel combaciamento circolare di questi estremi, la tentazione dell’ipertrofia non vale che a altrimenti disgregare quella compagine somatica comunque destinata al guasto. E all’interno di essa, quasi a esplorarne gli anfratti per irrorarli e verificare la loro tenuta organica, scorre impetuoso e instancabile il sangue, come un grande fiume sotterraneo con la sua rete di affluenti ed emissari che dilaghi vivificando un arso territorio.

1a edizione: Bologna 1978, pp. 284